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mercoledì 7 dicembre 2011

Homo dèi similis

Alla filosofia rivolgi tutta la tua attenzione, stalle accanto, onorala: si creerà un grande divario tra te e gli altri; sarai di molto superiore agli uomini e gli dèi non saranno di molto superiori a te. Chiedi quale differenza ci sarà tra te e loro? Vivranno più a lungo. Ma, per Ercole, è proprio di un valente artista racchiudere tutto in un piccolo spazio; per il saggio la vita si estende quanto l'eternità per Dio.
C'è qualcosa in cui il saggio è superiore a Dio: questo non teme nulla per virtù della sua natura, il saggio per virtù propria. Ecco una cosa grandiosa: avere la debolezza di un uomo e la tranquillità di un Dio.

Il saggio vede tutti i beni posseduti dagli altri con animo sereno come Giove, ma ammira maggiormente se stesso, perchè Giove non può farne uso, mentre il saggio non vuole.

Seneca, Lettere a Lucilio

martedì 2 agosto 2011

Che cos'è importante

"Che cos'è importante? Poter sopportare l'avversità con animo sereno; qualunque cosa accada, sopportarla come se tu avessi voluto che ti accadesse...
Che cos'è importante? Un animo forte e saldo contro le disgrazie, non solo lontano, ma anche nemico del lusso, che non vada in cerca dei pericoli, ma non li rifugga, che sappia non attendere, ma produrre la propria fortuna e avanzare contro la buona e la cattiva sorte senza paura e senza turbamento, non colpito né dall'attacco di questa né dallo splendore di quella.
Che cos'è importante? Non fare posto nell'anima a cattivi pensieri, levare al cielo le mani pure, non mirare ad alcun bene che, per passare a te, qualcuno deve perdere, desiderare ciò che si può desiderare senza sollevare opposizione: la saggezza...
Che cos'è importante? Innalzare lo spirito al di sopra delle cose che dipendono dalla fortuna, ricordarsi della propria condizione umana, cosicchè, se sarai fortunato, saprai che non durerà a lungo, se sarai sfortunato, saprai che non lo sei se non ti consideri tale.
Che cos'è importante? Tenere la propria vita a fior di labbra: questo rende liberi non in virtù del diritto romano, ma in virtù del diritto di natura. E libero è chi si è sottratto dalla schiavitù di se stesso: questa è continua ed ineluttabile ed opprime giorno e notte senza intervallo e senza pausa.
Essere schiavi di se stessi è la schiavitù più pesante: ma scrollarsela di dosso è facile, se smetterai di pretendere molto da te, se smetterai di cercare il guadagno, se terrai sempre presente la tua natura di uomo e la tua età, anche se fossi ancora giovane, e se dirai di te stesso: "perchè comportarmi da pazzo? Perchè affannarmi? Perchè sudare? Perchè rivoltare la terra e occuparmi di affari politici? Non ho bisogno di molto né a lungo".

Seneca, Questioni naturali III, 12-17


domenica 31 luglio 2011

La vera regalità

"Non fanno re i tesori,
né vesti tirie tinte,
non segno regio in fronte,
non travi d'oro fulgenti:
è re chi ha deposto i timori
e i mali di un cuore sfrenato
chi dall'ambizione smodata
e dal mai sicuro favore
del volgo incerto non è influenzato...
chi, situato in un luogo sicuro,
tutto vede al di sotto di sé
spontaneamente va incontro
al suo fato e del morire non si addolora".


Seneca, Tieste



sabato 30 luglio 2011







“Se ti troverai davanti a un bosco folto di alberi secolari, di altezza insolita, dove la densità dei rami, che si coprono l´un l´altro, impedisce la vista del cielo, l´altezza di quella selva, la solitudine del luogo e lo stupore che desta un´ombra tanto densa e ininterrotta in uno spazio aperto, ti persuaderà che lì c´è un dio. Se una grotta, creata non dalla mano dell´uomo, ma scavata in tanta ampiezza da fenomeni naturali, sostiene su rocce profondamente corrose un monte, un sentimento di religioso timore colpirà il tuo animo. Noi veneriamo le sorgenti dei grandi fiumi; vengono innalzati altari là dove d´improvviso scaturisce dal sottosuolo una copiosa corrente; onoriamo le fonti di acque termali, e il colore opaco o la smisurata profondità hanno reso sacri certi laghi. Se vedrai un uomo impavido di fronte ai pericoli, libero da passioni, felice nelle avversità, tranquillo in mezzo alle tempeste, che guarda gli altri uomini dall´alto e gli dèi alla pari, non ti pervaderà un senso di rispetto per lui? Non dirai: "C´è un qualcosa di troppo grande ed eccelso perché possa ritenersi simile al povero corpo in cui si trova"? Una forza divina è discesa in lui; una potenza celeste stimola questo spirito straordinario, moderato, che passa oltre ogni cosa considerandola di poco conto, che se la ride dei nostri timori e desideri. Non può un essere così grande restare saldo senza l´aiuto divino; perciò la parte maggiore di lui è là da dove è disceso. Come i raggi del sole raggiungono la terra, ma non si staccano dal loro punto di partenza, così l´anima grande e santa, mandata quaggiù per farci conoscere meglio il divino, sta insieme a noi, ma rimane unita alla sua origine; dipende da essa, a essa guarda e aspira e sta in mezzo a noi come un essere superiore”.
Seneca, Lettere a Lucilio 41






domenica 17 luglio 2011

"chi non sa tacere, non sa neppure parlare" Seneca

sulla via del silenzio...

"Senza uscire dalla porta conoscere il mondo. Senza spiare dalla finestra vedere la via del cielo. Più lontano si va, meno si sa. Perciò il saggio non viaggia, eppure sa; non guarda, eppure comprende; non fa, eppure compie."

http://www.camminodiassisi.it/eremo-del-cerbaiolo.html